Un volume sui “mille anni” della Trinità di Selva-Santa Fiora.
Appunto Mille anni di uno spazio sacro- Il monastero e il convento della SS. Trinità di Selva s’intitola l’opera sulla Trinità. Questa ripercorre la lunga storia di un luogo unico sull’Amiata, che si allarga molto oltre i propri confini.
L’Archivio Storico Diocesano di Pitigliano e l’Archivio Storico Provinciale di S. Francesco Stimmatizzato (Fi) in cui è confluito quello della SS. Trinità, sono le fonti principe cui hanno attinto Lidiano Balocchi, Carlo Prezzolini, Michele Nucciotti e il curatore del volume Ilvo Santoni.
Il sito della Trinità fu scelto nel Medioevo dagli Aldobandeschi e nel Rinascimento dagli Sforza per importanti progetti. I primi lo usarono per organizzare i loro beni, poi per ospitare un monastero femminile benedettino. Questo operò dal 1114 al 1324 ca per guadagnare alla coltura vaste zone e per educare la nobiltà femminile di Amiata e Maremma, che qui si dedicava allo studio e ai lavori femminili come la preparazione del cibo, specie dei dolci, fra cui spiccava il “panpepato”, inviato a Siena come censo e divenuto in seguito la specialità che conosciamo.
La vita del monastero venne a cessare verso il 1324 per la guerra tra Orvieto e Siena. Nel 1339 la Trinità tornò sotto i conti di S. Fiora che sfruttarono il luogo per la silvicoltura. Qui, il 1° febbraio 1382, un ‘vetturale’ e quattro bestie da soma che trasportavano carbone dalle “fabbriche” (carbonaie) del Monte Calvo per la prima volta chiamato Selva – furono oggetto di sequestro. La Trinità, tuttavia, continuò nel ruolo di luogo sacro per le popolazioni di un ampio territorio, che vi si recavano, specie per la festività del 14 giugno, e a lei pensavano in punto di morte, come dimostrano i numerosi testamenti in suo favore.
Nel 1480 anche il conte Guido I Sforza pensò alla Trinità. Lo fece quando, a seguito del viaggio del papa Pio II a S. Fiora, volle dare inizio ad un programma di governo della contea fondato non sulla forza militare ma sul consenso popolare e lo sviluppo delle locali risorse agro-silvo-pastorali. Il progetto, che si univa ad una politica moralizzatrice e d’accoglienza, comprendeva anche il Monte Calvo e la Trinità. Questa fu offerta ed accettata dai frati Osservanti, che l’ebbero in donazione nel 1490. Nel 1603, gli Osservanti furono sostituiti dai Riformati, presenti alla Trinità fino al 14 dicembre 1990.
Con questi ultimi, fino al 1907, furono presenti alla Trinità il professorio e lo studentato, che la trasformarono in un centro di cultura con biblioteca (diversi gli incunabuli e oltre duecento le cinquecentine contrassegnate Santissime Trinitatis) ben fornita di classici latini ed italiani ed un vasto materiale per ricerche storiche e filosofiche legate alla scuola di Lione.
Il volume permette di giungere ad alcune importanti conclusioni:
– monastero femminile, romitorio maschile e convento francescano occuparono lo stesso pianoro, appunto quello della SS. Trinità;
– anche nel caso del convento della SS. Trinità vi fu donazione, avvenuta intorno al 1490 e rinnovata ogni 99/100 anni, come dimostra la mappa o cabreo del 1791 della Recognitio in dominium emersa dall’ ex archivio della Trinità;
– nel sec. XV la Trinità è aggregata alla parrocchia di S. Flora e Lucilla (S. Fiora) e tale rimane fino al 1573 allorché riacquista la propria autonomia con lo stesso titolo come risulta dalla visita pastorale del 1582; nel 1625 il nome la parrocchia viene intitolata a S. Stefano Protomartire.
Gli spazi sacri sono luoghi che vanno ben oltre i propri limiti geografici. La Trinità sul Monte Calvo per circa dieci secoli è luogo siffatto. Oltre al flusso di devoti che annualmente la visitavano – specie in particolari circostanze come il 14 giugno e 2 agosto – lo provano le proprietà (frutto di donazioni) in Maremma e sull’Amiata, di cui fu oggetto nel Medioevo e in epoca moderna, i numerosi Ospizi sparsi in un vasto raggio, le strade e la catena di amicizie, legami spirituali e parentali creati prima dalle monache e dalle educande, poi dai frati con la questua, il Terz’Ordine francescano, l’apostolato e le predicazioni.
La motivazione profonda per cui la Trinità è stato per quasi un millennio punto di riferimento spirituale, culturale e sociale di un ampio territorio va ricercata nell’unicità del luogo: “in mezzo al verde di un bosco rigoglioso di abeti, di castagni e di altre piante… quasi romito… silenzioso e devoto nella sua solitudine, ampio nella sua forma, elegante nel suo chiostro, bello nella sua chiesa, luminoso e ridente nel suo campanile a cuspide che si eleva alto sugli alberi che lo circondano e gli fanno corona”.
Ilvo Santoni